Nell'autunno 2002 il POOL Sci Italia, in collaborazione con
il dipartimento di Arti e Disegno industriale dello IUAV di
Venezia, settore Ricerca sull'Attrezzo Sportivo, ha pubblicato
una ricerca il cui scopo era valutare quale fosse realmente
il livello di pericolosità dello sci, quali fossero
le cause principali degli incidenti e quanto, in questi incidenti,
influisse l'attrezzatura.
Riassumendo in poche parole quanto pubblicato emergeva che
lo sci si attesta come pericolosità nella media se
non al di sotto di altri sport che tradizionalmente sono considerati
molto meno pericolosi.
Altro
dato che risultava evidente era che gli incidenti sono per
la maggior parte dovuti a cause accidentali e che causa principale
dell'incidente è tutto ciò che concorre alla
formazione fisica e psichica dello sciatore.
Analizzando poi l'evolversi nel corso degli anni del rapporto
tra passaggi e soccorsi in tre località di diversa
importanza si registrava un rapporto quasi costante negli
anni fra numero di passaggi ed incidenti e si concludeva che
la probabilità che si verifichi un incidente "significativo"
sugli sci per un dilettante che ha un comportamento "non
agonistico" sulle piste è relativamente bassa,
comunque molto lontana da quanto viene suggerito spesso alla
pubblica opinione.
Da
ultimo si era poi voluta verificare l'incidenza dell'aumento
del numero di sci carving sul mercato sul numero di incidenti
e si era concluso dimostrando che l'avvento degli sci sciancrati
non ha alterato gli indici di pericolosità dello sci.
Nei due anni trascorsi dalla pubblicazione dello "Studio
sulla Sicurezza nello Sci Alpino" il POOL ha continuato
a raccogliere dati; questi dati non sono assolutamente in
contraddizione con quanto già accertato, ma sono un
ulteriore contributo alla comprensione delle cause che concorrono
a determinare un incidente sui campi da sci.
Milano, 14 Ottobre 2004.